fedeclimb Scrivere "Finalmente
Natale!!
La
gente comune lo associa al panettone, alle luci, all'albero, al
centro commerciale, alle abbuffate; il religioso al presepe, al
bambinello, alla messa di mezzanotte; il commerciante alla vetrina da
allestire ed ai lauti guadagni.... ed il climber?? Ovvio, ad un
periodo di feste nel quale finalmente gozzovigliare per falesie,
magari permettendosi anche un viaggetto, maltempo permettendo.
E
ora che le festività sono finite? La gente comune guarda il
conto corrente vuoto come una piscina in pieno inverno, il religioso
smonta il presepe riponendo il bambinello tra il cotone, il
commerciante pensa già a come fregare la gente con i
saldi....ed il climber? Ovvio, tira le somme tra le salite a vista e
il lavorato, ripensa con rammarico a quella sfuggita con la catena
davanti agli occhi, ripercorre con la mente i passaggi più
belli delle vie, magari incantandosi nella sua scrivania del lavoro
abbagliato dal ricordo di quel sole, o ripensa a quella giornata
piovosa trascorsa tra il frigorifero ed il letto di quel freddo
sgabuzzino affittato per le vacanze che puzzava di muffa, o a quella
colonna infernale patita sotto alla neve al rientro, oppure a
quella falesia bella bella ed introvabile come Atlantide oppure, è
il mio caso, a quella giornata trascorsa tra l'inciviltà delle
persone, capace di rovinarmi in pieno le vacanze.
Ve
la racconto per filo e per segno....
Quest'anno
abbiamo scelto di trascorrere il periodo a cavalcioni tra la fine
dell'anno vecchio e l'inizio di quello nuovo, nella sponda
Mediterranea di Italia e Francia, tra Nizza e Finale, meteo mediocre
ma c'è di peggio. Finché abbiamo girovagato nelle
Galliche terre tutto è filato liscio come l'olio; falesie
popolate ma tranquille (pochi italiani, alcuni tedeschi ed est
Europei e tanti francesi), con i climber che si scambiavano
informazioni e consigli sulle vie più belle ed i posti da non
perdere. Insomma, perfetta sintonia. Purtroppo però,
sulla strada del ritorno, ci avanzavano un paio di giorni da spendere
nella Madrepatria ed allora, perché no?? Visto che siamo
di strada perché non fermarsi in quello splendido lembo di
terra coperto di ligustri, limoni, ulivi, buchi dolorosi, timo,
placche tecniche, rosmarino e falesie recondite chiamato
Finalese? Giorno Domenica 4 Gennaio 2009. Il giorno prima un vento
possente aveva spazzolato la costa e reso il cielo un capolavoro di
azzurro, la sveglia mi catapulta giù dal letto alle ore
6,30 (...e che siamo in vacanza!!!!), colazione e salita verso Orco,
discesa a scapicollo con arrivo alla fantastica falesia del Silenzio
alle ore 8,45....assolutamente ombra, freddo gelido; ci prepariamo e
quando il primo raggio di sole illumina il verde Vallone dei Cornei
siamo già avanti con il riscaldamento. Gli appigli ed i
muscoli piano piano si scaldano, mentre il silenzio è
assordante. Più volte mi fermo ad ascoltare il mio respiro,
voltandomi verso Evelin per fargli notare che si sentiva lo sbattere
di ali degli uccelli. Arrivano due ragazzi francesi. Un altro 6b per
noi, voglio scaldarmi bene prima di provare qualche tiro stimolante
(almeno per me). Arriva un corposo gruppo di ragazzi, dall'accento
sono Milanesi, sicuramente italiani.... no sono solo le loro
voci..... Passano una ventina di minuti ed arrivano, saranno una
decina, poi a ruota altri ed altri, ed altri ancora, vanno tutti
dritti sotto al muro centrale (ma sta gente non si scalda su qualche
via facile?) ammassando gli zaini sotto alle vie, mi alzo due metri e
non sento più la voce della mia compagna, ma solo pezzi di
frasi sconnesse, risate sfacciate ed un casino infernale.
Ore
10,30 saluto i francesi e vado sotto al muro centrale, vorrei provare
“Monregalesi” .... peccato, un ragazzo la sta già
salendo, vorrà dire che proverò “l'Avvocato”, ma
già c'è una corda con i rinvii che penzolano, allora mi
cimenterò (o cementerò visto che non ho il livello) su
quel 7c...ma c'è già una corda e quel 7a? Ovvio è
occupato dai primi due rinvii con la corda passata e nessuno che
ci scala... allora faccio un giro su “Il silenzio è
d'oro” (quale nome più appropriato?). Mi alzo da terra e
vedo già che sotto alla via si è formato un capannello
di persone che aspettano il loro turno parlando di inenarrabili
avventure su 7c ed 8a (ma perché poi se fanno l'8a in due giri
vengono in una falesia dove il grado medio è 6c-7a con una
sola via di 7c?). Scendo, smonto la via e guardo se c'è un
pezzettino di roccia libero dove scalare, nulla, tutte e dico tutte
le vie hanno i rinvii posizionati, o peggio le corde penzolano senza
nessuno attaccato, penso a quanto sono belle le nostre falesie della
Valsugana, nascoste tra le pieghe della montagna, poco pubblicizzate
(abbasso le guide!!) ma degne e tranquille, e a coloro che si
chiodano le pareti solo per sé o per pochi intimi ed afferro
solo ora le loro ragioni (saranno anche orsi ma hanno la mia
approvazione).
I
due francesi se ne vanno. Anche noi, ma dalla parte opposta, andiamo
verso le “Striature obese” ed il “Tempio del vento” distanti
pochi minuti. E qui inizia la parte più merdosa
della nostra paradossale giornata arrampicatoria alla falesia del
“Silenzio”(casino è più appropriato). Giriamo
l'angolo del sentiero che scende e a 3, dico a tre passi dall'ultima
corda appare un simbolo di inciviltà bianco accartocciato a
terra, fresco fresco come il maleodorante stronzo che giace lì
a fianco, il tutto in mezzo al sentiero!! Altri 2 e dico due passi
et voilà, qualcuno ha voluto testare come i rotoloni Regina
non finiscano mai!! Ultimo strappo prima di arrivare alla falesietta
delle Striature ed ecco uno strascico bianco lungo come quello di una
sposa (almeno due metri) posto lungo il sentiero, naturalmente
accompagnato dalla cravatta marrone.....
Arriviamo
alle Striature: 2 vie di 7c+ ed una di 6c in tutto, siamo però
finalmente soli: davanti una fantastica placca di calcare leggermente
appoggiata, bianca, le grida lontane si dissolvono sopraffatte dal
rumore del rapace che non è intimorito dal climber (e non lo è
mai, ma questa è un'altra questione), solo saltuariamente mi
arriva l'odore nauseabondo della maleducazione, la via è
fantastica, piedi spalmati e pochi appigli, old style solo per chi ha
voglia di pensare e se ne frega del grado....arrivo in catena, mi
volto e....sembra che laggiù sia nevicato: ci saranno almeno
40 fazzoletti e pezzi di carta igienica sparsi lungo il sentiero....
capite?? E' come tenere pulita casa propria mettendo le sporcizie
sotto al tappeto o davanti a casa degli altri mostrando solo il
nostro lato migliore; sì è proprio l'esteriorità
che porta la gente ad arrampicare per avere e non per essere, per
fare le salite perché le fanno tutti, a provare vie distanti
anni luce dal proprio livello tenendole occupate con cantieri per
mesi, a non pulire le vie che tanto io l'ho fatta e gli altri che si
fottano, a diventare l'eroe della falesia, a fare anche qualche
piccolo imbroglio pur di riuscire a salire (prese scavate o
doping)... altro che imparare a dare i gradi nelle falesie per
accrescere l'autostima cone narra l'editoriale di una celebre rivista
specializzata (!!!!!!!!!) o aumentare la diffusione del nostro
“sport”!! Forse prima di tutto c'è bisogno di insegnare
alla gente, e di imparare noi stessi, che ci muoviamo in un ambito
che va rispettato, da un punto di vista ambientale, etico e morale,
e che a 'sto mondo non ci siamo solo noi.... forse basta solo un po'
di educazione....anche se a volte mi pare che la parola
educazione sia obsoleta e non considerata.
Fedeclimb
'76
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